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Nonni meravigliosi e indimenticabili

Due descrizioni indimenticabili, da parte di due nipoti che descrivono una nonna e un nonno.

Mia nonna era bellissima
Francesca Marciano

Mia nonna Renée era una donna di una bellezza incredibile. Lo so che tutti tendiamo a mitizzare i nostri nonni. Tanto per cominciare, sono sempre bellissimi. È un modo per nobilitare la storia di famiglia e renderla più interessante, tanto più che raramente ci sono testimoni che possono contraddirci e guastarci il racconto. Ma, in questo caso, non sto esagerando.
Basta dare uno sguardo alle foto.
Per esempio quella in cui lei sta appoggiata a una balaustra sul mare – dev’essere il Sud della Francia – e porta un paio di pantaloni larghi, chiari, una maglietta a righe scollata che le scopre le braccia. È molto abbronzata, ha un rossetto scuro sulle labbra. In un’altra – la mia preferita – è in una macchina scoperta, con il vento che le scompiglia i capelli corti, ricci, e sta ridendo con la testa un po’ rovesciata all’indietro. Porta piccoli occhiali scuri, rotondi, che le danno un’aria intrigante e misteriosa.
La Costa Azzurra negli anni ’20 aveva una grazia unica. Un riflesso pastello – quella particolarissima chiarezza mediterranea – rimbalzata sui palazzi bianchi che orlavano la Promenade des Anglais. In quella luce, chiunque riusciva a sembrare un divo del cinema.
Di Renée non so nemmeno il cognome. Della sua infanzia in Tunisia non è rimasta neanche mezza foto. Niente. Nessuna traccia della mia bisnonna, che immagino velata, con le pantofoline arabe ai piedi, in qualche cortiletto tra le palme a Sidi bou-Sahid.
Mi è restata soltanto una scarpa azzurra di seta, fatta a mano, e la pagina strappata di una lettera in francese, senza data né firma. Sono quasi certa che sia di Renée, perché è piena di errori di ortografia.
La scarpa è di seta azzurra e ha un cinturino ricamato di strass. L’ho trovata, orfana della sua compagna, in una custodia di feltro dentro un armadio.
Non è una scarpa qualsiasi. È una scarpa da grandi occasioni, la scarpa che ci si mette a un ballo.
È stata fatta su misura a Parigi, e sono sicura che ci deve essere anche un vestito, della stessa seta azzurra. Renée lo aveva fatto fare per un ricevimento organizzato da una ricca americana a Parigi.
Mi piace immaginare l’entrata di Renée a quel ricevimento. La vedo, fasciata dall’abito azzurro, con le scarpe fatte su misura ai piedi, i braccialetti d’argento al polso. Dopo un’estate intera passata nella campagna pugliese, sola tra le cicale e gli scorpioni, non le pare vero di tornare tra la gente, in mezzo al tintinnio dei bicchieri e al fruscio del raso.

(Tratto da: F. Marciano, Casa rossa, Longanesi)